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La rabbia di Pasolini- Ipotesi di ricostruzione della versione originale del film- Orizzonti Fuori Concorso
Nessun errore, l'anteprima forse più attesa è datata 1963. La riscoperta di un film come La rabbia di Pier Paolo Pasolini, un'opera "contro il mondo borghese,- come ha affermato l'amico e sodale Carlo di Carlo- contro la barbarie, contro l'intolleranza, contro i pregiudizi, la banalità, il perbenismo. Contro il Potere che già, da allora, inveiva contro di lui in modo persecutorio". L'idea è di Tatti Sanguineti, l'attuazione del presidente della Cineteca di Bologna (coinvolti anche Minerva Raro Video e Istituto Luce), il regista Giuseppe Bertolucci. Viene restituito questa opera di montaggio di cinegiornali di "Mondo libero" editi da Gastone Ferranti (anche produttore del film di allora) insieme a materiali trovati in URSS,Cecoslovacchia e Inghilterra, con voci narranti di razza come Giorgio Bassani per la poesia e Renato Guttuso i passaggi poetici pasoliniani (ora sono Valerio Magrelli e lo stesso Bertolucci). Rivediamo questo film di un poeta infuriato con il suo tempo e i suoi contemporanei, con il suo paese e la Storia senza la furba aggiunta di allora del produttore (codardia o trovata commerciale?), ovvero l'episodio di Giovanni Guareschi, contraltare irritante e posticcio. Bertolucci ricostruisce i 18 minuti che il poeta e regista dovette tagliare per far posto all'odiato collega (montavano a pochi passi l'uno dall'altro ma sembra che neanche si salutassero- ndr) e lo fa utilizzando gli scritti che facevano da guida durante la lavorazione e rivedendo il materiale di "Mondo Libero". Troviamo i funerali di De Gasperi, la nascita dell'Europa, delle lotte sindacali, la guerra in Corea, una condanna profetica alla televisione. E in appendice, tra gustosi "extra" (il film uscirà in sala il 5 settembre, e poi anche in dvd) aggiunge uno stralcio di intervista "arrabbiata" ai Cahiers du Cinema, uno sketch aberrante con, tra gli altri, Alighiero Noschese ed Elio Pandolfi, chiamato "Scanzonatissima" e un estratto di documenti visivi sul costante e violento linciaggio mediatico di cui PPP era il centro. La classica chicca, il capolavoro rivisto e corretto, con gusto filologico, in cui una mano diversa cerca di seguire la stessa testa che ci lavorò 45 anni prima. Qualche interferenza tra i due pezzi è inevitabile, ma il risultato è ritrovare con noi un'intellettuale unico e originale, le cui parole sono dolorosamente e sfacciatamente attuali anche e soprattutto ora. E che ci ricordano quanto fosse vilmente e rozzamente osteggiato allora e quanto dimenticato (non nel nome, ma nella forza e nelle idee) oggi.